Quarto appuntamento con la rubrica “Pensieri liberi” raccontati ancora dal nostro coach!

Ho ancora negli occhi le immagini dell’infortunio di Klay Thompson nell’ultima partita delle Finali NBA. E soprattutto, ho in testa le sue parole dopo aver abbandonato il campo ed essere tornato indietro per tirare i due tiri liberi: “Coach, mi riposo due minuti e sono pronto.”
Aveva il crociato lesionato e di fronte a se mesi e mesi di sofferenza, un’operazione e una lunga e lenta rieducazione. Ma in quel momento, il suo unico pensiero è stato tornare in campo per aiutare la sua squadra a vincere la partita.
Ho in mente anche la corsa di Step Curry dietro di lui, per accompagnarlo nello spogliatoio, per non farlo sentire solo in quel momento.
La storia del Basket professionistico è piena di aneddoti sulla resilienza dei giocatori al dolore ed alla sconfitta. Da Larry Bird a Willis Reed, al Flue Game di Michael Jordan.
Ma anche il Basket che viviamo tutti i giorni, ci racconta storie di forza ed amore incondizionato per questo sport. Nella mia lunga per quanto misera carriera di giocatore, ho assistito a tanti episodi del genere. Ricordo compagni portare a termine partite con ossa rotte, pur di non lasciare la squadra in difficoltà. Ricordo un ragazzo straordinario che, con una tendinite terribile alla mano destra, giocò due intere stagioni tirando di sinistro anche da fuori (sottoponendosi a sedute di tiro notturne…) per non far mancare il proprio contributo alla squadra. Ricordo anche un avversario storico, che aveva un braccio amputato poco sotto al gomito, cosa che non gli impediva affatto di giocare e di metterne 20 a sera, tirando in una maniera particolarissima ma quanto mai efficace.
Tutto questo, da Klay Thompson alle nostre Minors, ci riporta ad un solo unico grande comune denominatore che unisce tutti noi che pratichiamo questo sport, a qualsiasi livello.
La passione.
L’Amore incondizionato verso questo gioco e tutte le sue sfaccettature, il motore vitale che muove qualsiasi nostro gesto, ogni volta che ci allacciamo quelle scarpe e mettiamo piede in campo.
Quell’Amore che ti fa rinunciare al sonno notturno per vedere le partite, ai campi scuola, alle settimane bianche, alle feste..
Alla salute soprattutto, perché ogni botta, ogni livido, ogni ferita, prima o poi arriva a chiedere il conto.
Anche se a 16 anni ti senti invincibile e pensi di superare tutto senza portartene appresso le conseguenze.
Un giorno il conto arriva, a volte anche salato.
Ma il sorriso che ti porti appresso, quello non c’è frattura che possa togliertelo.
Perché dopo ogni caduta, quell’Amore ti darà la forza di rialzarti.
È un Amore che è quasi incoscienza.
È un Amore che vince su tutto e nonostante tutto.
È la cosa più bella che esista.
Noi lo chiamiamo Basket.

MR

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